Le peculiarità normative delle BCC

Le società cooperative in Italia hanno, come le società per azioni, un capitale sociale costituito dalle azioni dei soci. Non hanno però come obiettivo quello di distribuire un guadagno sotto forma di dividendo, ma piuttosto quello di offrire ai soci il proprio prodotto o il proprio servizio a condizioni “vantaggiose”.

La cooperativa è quindi una società che persegue obiettivi di natura economica, dal momento che è sul mercato, e vi rimarrà se sarà in grado di competere con gli altri player. Mira a raggiungere il massimo livello di produttività e redditività per assicurare, come obiettivo a lungo termine, la continuità della cooperativa. La differenza rispetto alle altre forme societarie sta nella centralità della persona, nella motivazione sociale del profitto e nel legame con valori di solidarietà, partecipazione, associazionismo.

La BCC è una banca cooperativa.

Il Testo Unico Bancario stabilisce che l'esercizio dell'attività bancaria, svolto da società cooperative, è riservato alle Banche Popolari e alle Banche di Credito Cooperativo.

L’ordinamento disciplina le BCC-CR come intermediari caratterizzati dalla finalità mutualistica e da un’operatività circoscritta ai territori di insediamento.

Anche per superare alcuni vincoli normativi e operativi che avrebbero potuto ostacolare una rapida ricapitalizzazione in caso di necessità, oltreché per superare le eventuali diseconomie connesse alle ridotte dimensioni, la recente “riforma” BCC del 2016 ne ha modificato l’ordinamento e imposto l’appartenenza a più ampi Gruppi bancari cooperativi.

Il cardine della “riforma” è proprio il Gruppo bancario cooperativo composto da una capogruppo bancaria costituita in forma di società per azioni con un patrimonio netto di almeno un miliardo di euro e dalle BCC-CR aderenti, legate al gruppo attraverso un “contratto di coesione” volto ad assicurare l’unità finanziaria e di governance del gruppo nel suo insieme, e le altre società bancarie, finanziarie e strumentali, diverse da BCC-CR, controllate dalla capogruppo.

Denominazione e forma giuridica. Le Banche di Credito Cooperativo devono costituirsi sotto forma di società cooperative per azioni a responsabilità limitata, e aderire ad un Gruppo bancario cooperativo, ovvero al Fondo temporaneo delle BCC promosso da Federcasse, durante la fase di costituzione degli Stessi,

La denominazione deve contenere l'espressione 'credito cooperativo', e in relazione al carattere “locale” delle BCC-CR, avere riferimenti utili a indentificarle nelle specifiche aree di mercato in cui operano.

I soci e la democrazia economica. Le nuove Disposizioni di vigilanza del maggio 2018, riviste alle luce delle modifiche normative introdotte dalla “riforma”, definiscono la composizione della compagine societaria delle BCC-C, distinguendo tra i sottoscrittori di azioni ordinarie, il cui interesse a partecipare nel capitale della BCC-CR risiede nello scambio mutualistico con la cooperativa (i “soci cooperatori”) e i sottoscrittori di azioni di finanziamento, i quali intervengono essenzialmente come fornitori di capitali di rischio con proporzionati diritti di governance (i “soci finanziatori”).

I soci cooperatori (soggetti residenti, aventi sede o operanti con carattere di continuità nella zona di competenza territoriale della BCC-CR. Per le Persone giuridiche si tiene conto dell’ubicazione delle unità operative) devono essere almeno 500 e, qualora tale numero diminuisca, la compagine sociale deve essere reintegrata entro un anno, pena la liquidazione della banca. Tuttavia le BCC-CR che hanno un numero di soci inferiore a 500 potranno adeguare la propria compagine sociale entro il 16 febbraio 2021.

La democraticità di funzionamento è assicurata dai limiti di partecipazione del socio e dal principio del voto capitario, mentre la finalità lucrativa è esclusa dai limiti alla distribuzione degli utili e dal principio di indivisibilità delle riserve.

Pertanto, ciascun socio cooperatore ha diritto ad un solo voto, a prescindere dall'entità della partecipazione posseduta, che non può essere superiore, per valore nominale, a 100 mila euro (anche per impedire che una disparità tra soci possa essere di ostacolo al raggiungimento degli scopi mutualistici).

Zona di competenza territoriale.

La zona di competenza territoriale delle BCC-CR ricomprende i comuni nei quali hanno la propria sede e le proprie succursali e quelli a questi limitrofi.

A partire dalla data di iscrizione dei costituendi Gruppi bancari cooperativi, nell’albo dei Gruppi bancari si applicheranno le nuove Disposizioni di vigilanza, che estendono la zona di competenza territoriale anche ai comuni ove le banche abbiano (o acquisiscano) un “determinato” numero di soci rapportato alla popolazione residente, e a quelli limitrofi.

Rimane fermo che fra i citati comuni deve permanere la contiguità territoriale (vale a dire che fra gli stessi non vi possono essere discontinuità con territori non di competenza) e che non meno del 95% delle attività di rischio (prestiti) delle BCC-CR deve essere effettuata nella zona di competenza.

La BCC è una banca locale e mutualistica.

Le BCC-CR sono banche locali, ovvero:

- banche del territorio (i soci sono espressione del contesto in cui l'azienda opera);

- per il territorio (il risparmio raccolto sostiene e finanzia lo sviluppo dell'economia reale);

- nel territorio (appartengono al contesto locale al quale sono legate da un rapporto di reciprocità).

Ai fini delle agevolazioni fiscali, sono considerate cooperative a mutualità prevalente, in quanto società cooperative che erogano il credito principalmente ai soci e che rispettano i requisiti della mutualità normativamente previsti

Con la riforma del diritto societario (gennaio 2005) il criterio della prevalenza, già precedentemente disposto per le BCC, è diventato un criterio generale per identificare le 'cooperative a mutualità prevalente'

Il principio della prevalenza. Viene rispettato quando più del 50% delle attività di rischio (i prestiti) è destinato ai soci e/o ad attività prive di rischio. La Banca d'Italia, tuttavia, può autorizzare, per periodi determinati, le singole banche ad una operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci. 

Destinazione degli utili. La normativa di riferimento delle BCC-Cr prevede che Il Testo Unico Bancario del 1993 stabilisce che:

- le Banche di Credito Cooperativo devono destinare almeno il 70% degli utili netti annuali a riserva legale;

- una quota degli utili netti annuali deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione in misura pari al 3%;

- la quota di utili rimanenti (che non è utilizzata per la rivalutazione delle azioni o assegnata ad altre riserve o distribuita ai soci) deve essere destinata a fini di beneficenza o mutualità. La disciplina degli utili distribuiti ai soci è oggi integrata dalle disposizioni stabilite dal nuovo diritto societario, che per le BCC-CR, in quanto cooperative a mutualità prevalente, stabilisce un limite alla distribuzione dei dividendi.

Gli eventuali ristorni ai soci (se previsti dallo statuto della banca) devono essere corrisposti in modo che il relativo ammontare non ecceda il 50 per cento dell’utile netto che residua dopo l’accantonamento a riserva legale e la contribuzione ai fondi mutualistici nelle misure previste dalla legge.